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DA RICORDARE - In Kenya a partire dal 28 agosto 2017 è entrato in vigore il bando ai sacchetti di plastica. Leggi il comunicato.
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AFRICA > KENYA > INFORMAZIONI UTILI

LA SCHEDA

Il Kenya ha un'estensione di 582.650 kmq. ed una popolazione di 32 milioni di persone. I confini sono ad Est l'Oceano Indiano, tra la Somalia e la Tanzania, a nord l'Etiopia ed il Sudan, a ovest l'Uganda. La cima più alta è il monte Kenya (m. 5199). La costa si sviluppa per circa 500 chilometri. Le lingue ufficiali sono lo swahili e l'inglese. La moneta ufficiale è lo scellino keniota la cui parità con l'euro oscilla da 90 a 100. La città più grande è Nairobi (più di 2.000.000 abitanti, secondo l'ultimo censimento ma in realtà sembra che superi i 5 milioni) che è anche la capitale del Paese. La seconda città è Mombasa (600.000 abitanti anche se le ultime stime parlano di oltre 1.500.000 di persone) che è ancora il principale porto e la vera capitale turistica del Kenya. Le altre città emergenti sono Nakuru e Kisumo. La bandiera nazionale è composta da uno scudo guerriero su due lance che si staglia su un tricolore nero rosso e verde con due linee bianche. Il motto nazionale è: Harambee che in lingua swahili significa "lavoriamo insieme". Il Kenya è strutturato in 7 province (Mkoa): Zona Centrale, la Costa, la Rift Valley, la parte Orientale, la parte Nord orientale, la parte Occidentale, la Nyanza, più l'area di Nairobi. Le Province sono divise in Distretti (Wilaya), a loro volta divisi in Divisioni (Tarafa). Le Divisioni si dividono in Frazioni (Mtaa) e Sottofrazioni (Kijiji). Ogni Provincia è amministrata da un Provincial Commissioner. La composizione etnica del Kenya è molto variegata: 22% Kikuyu, 14% Luhya, 13% Luo, 15% Kalenijn, 11% Kamba, 6% Kisii, 6% Meru, 12% altri africani, 1% non africani (Asiatici, Europei, Arabi). Ampia ed eterogenea anche la rosa delle religioni presenti: Protestanti 38%, Cattolici 28%, Musulmani 6%, Religioni tradizionali 22%. Da qui si può desumere che si tratta di uno Stato essenzialmente laico. L'economia del Kenya è fortemente caratterizzata dall'agricoltura e dal turismo. Negli ultimi anni si sta registrando un'importante crescita, dopo la stagnazione degli anni novanta. Le nuove riforme, una migliore stabilità, la forte riduzione d'episodi di violenza che avevano danneggiato l'immagine internazionale del Kenya, può consentire un progresso importante. E' un Paese che può vantare anche moltissime risorse naturali.

NAIROBI

E' una delle capitali più importanti d'Africa. Oggi le è riconosciuto il ruolo di punto d'incontro diplomatico per le tante controversie che travagliano tutta la zona orientale del Continente Nero. E' una metropoli che ufficialmente conta 2 milioni d'abitanti ma che in realtà si stima abbia superato il tetto dei 5 milioni. Nairobi è una grande città che "nasce dal nulla". Fu prescelta da Gorge Whitehouse come capolinea della famosa ferrovia. Nyrobi significa "terra dalle acque fredde" ed i Masai portavano le loro mandrie a pascolare proprio là tra i 1600 e i 1800 metri d'altitudine. Nel 1896 c'era soltanto il telegrafista del genio imperiale Gorge Ellis, oltre ai pastori nomadi.. Pochi anni più tardi diventò il campo base per i 30.000 lavoratori che stavano gettando i binari della ferrovia. Il 16 aprile del 1900, Sir Arthur Hardinge, console generale britannico, gli riconosce lo status di municipalità. Nel 1950 diventa ufficialmente una città grazie all'intervento del Duca di Gloucester che sottopone la decisione al Re Giorgio VI. Nel 1963 (nell'anno dell'indipendenza) Nairobi (500.000 abitanti ed una superficie di 350.000 kmq.) viene eletta capitale del Kenya. Oggi con oltre 700 chilometri quadrati di superficie, raccoglie grattacieli, palazzi moderni, industrie e grandi centri commerciali. E' una capitale metropolitana, il cui profilo panoramico (skyline) ricorda una qualche città del nord Europa o del Nord America se non fosse per i suoi sobborghi o per gli animali che popolano i territori appena fuori la cintura cittadina. Il mese migliore per visitare Nairobi è settembre. Una grande aeroporto internazionale, Jomo Keniatta airport, uno nazionale, il Wilson airport, musei importanti come il National Museum, o il Railway Museum, il Parlamento sono i tratti rilevanti che disegnano l'importanza della capitale. Ma si tratta di una città godibile anche per molti altri aspetti. Hotel moderni ma anche di prestigio come il Norfolk Hotel (ricostruito dopo l'attentato del 1980) che fu il luogo d'incontro per Lord Delamare, Hemingway, Roosvelt e Churchill. Per rispondere alla propria vocazione di centro internazionale dispone del Kenyatta Conference Center, 33 piani per 105 metri d'altezza, con una sala conferenze da 4000 posti situata al 28° piano. Numerosi sono i centri religiosi, numerosi i centri culturali. I turisti possono deliziarsi sia nello shopping che nel frequentare la fitta rete di ristoranti che costellano la città. Uno dei più famosi è il Carnivor dove, per chi ne avesse voglia e gusto, è possibile assaggiare le carni più diverse: dalla zebra alla giraffa, al serpente e così via.

LA COSTA

Questa non è altro che bellezza naturale, le spiagge infinite, i coralli, tutto l'insieme non sono uguagliati da nulla al mondo. Ecco come Ernst Hemingway definisce la costa keniota. Quando si parla del Kenya tutti pensano ai safari, agli animali, alle bellezze naturali, pochi, pochissimi pensano al mare ed alle spiagge keniote. Invece la costa è una ricchezza importante, una bellezza difficile da dimenticare. La costa del Kenya si sviluppa per 500 chilometri dal confine sud con la Tanzania a quello nord con la Somalia. Per quasi 230 chilometri è protetta da una barriera corallina (Reef) da Vanga a Malindi. I parchi marini di Mombasa, Malindi, Watamu, Diani-Chale e Kisite-Mpunguti sono l'ideale per l'immersione e lo snorkelling. La pesca d'altura è un'attrattiva molto diffusa lungo la costa. Le spiagge sono tra le più belle d'Africa. La parte meridionale della costa è probabilmente quella meglio promossa e venduta dai tour operator. Il clima è particolarmente mite. La temperatura difficilmente supera i 35 gradi e difficilmente scende sotto i 20. Essendo un paese subequatoriale, vive il ciclo delle stagioni con l'estate nei mesi di dicembre e gennaio, l'inverno di luglio e d'agosto. Ma in pratica tutto l'anno (fatto salvo il periodo delle grandi piogge da fine aprile all'inizi di agosto) garantisce una piacevole vivibilità. L'unica vera nota stonata sono le strade. Il problema è nazionale ma nella costa l'inadeguatezza delle strade si avverte con più intensità. La popolazione è molto variegata. Oltre alla gente griama, molti sono gli arabi, molti gli indiani (la comunità si è formata nel tempo sia per il reclutamento degli inglesi come mano d'opera per la costruzione della ferrovia, sia per una migrazione dovuta alle ricorrenti carestie dell'India meridionale) tanto che la l'immagine è di un vero e proprio caleidoscopio di costumi.

MOMBASA

Mombasa (653.000 abitanti) è la seconda città del Kenya ed il centro principale della costa. Di fatto è un'isola collegata alla terraferma solo da alcuni ponti. Per la sua posizione e la sua esposizione è sempre stata oggetto d'interesse da parte dei vari navigatori fino dal XII secolo. Distrutta quasi completamente dalla flotta portoghese di Don Francisco de Almeida nel 1505, fu ricostruita e di nuovo conquistata dai portoghesi nel 1528. Il commercio era il principale interesse dei portoghesi che tentarono di stabilirsi nel 1593 quando completarono la costruzione di Fort Jesus. Nel 1698 i portoghesi furono scacciati dagli arabi dopo un assedio che durò 33 mesi. Nel 1746 il governatore arabo Ali Bin Othman, della famiglia Mazrui, dichiarò l'indipendenza dal sultano dell'Oman. Nel 1824 i Mazruis, rivoltandosi contro gli uomini del Sultano arrivarono ad accordarsi con gli inglesi. Nel 1920, quando il Kenya diventò una colonia inglese con capitale a Nairobi, Mombasa fu scelta come capitale del British Coast Protectorate of East Africa. E' abitata prevalentemente da africani ma c'è anche un miscuglio di razze: inglesi, omaniti, indiani, cinesi. La minoranza più numerosa è quella degli indiani discendenti degli operai e degli ingegneri hindu e musulmani che lavorarono alla costruzione dell'East African Railway. L'aeroporto internazionale Moi, dista dal centro 12 chilometri. Garantisce collegamenti con tutte le destinazioni anche se, essendo sulla costa, molto del traffico è riservato ai voli charter. E' una città che mostra tutta la vivacità della sua popolazione. Dal clima caldo ed umido, appare come nei racconti di Somerset Maugham e di Graham Greene. La maggioranza della popolazione, come lungo tutta la costa, è musulmana e l'influenza dell'Islam è evidente. Molti uomini indossano ancora la kofia, un copricapo piccolo e molto decorato, mentre le donne si avvolgono in un velo nero che ne nascondo anche il volto. Fort Jesus è la principale attrazione della città. I portoghesi costruirono la fortezza nel 1593. Il forte fu progettato da un architetto d'origine italiana Joao Batista Cairato. Attualmente ospita un museo. La città vecchia è caratterizzata da un'architettura tipica della costa dell'Africa Orientale con porti e stipiti riccamente intagliati e balconi schermati. Una delle attrazioni più emozionanti sono le crociere nel porto che offrono la possibilità di vedere il porto, la città e Fort Jesus. A Mombasa si possono gustare vari tipi di cucina, da quella swahili nei piccoli ristorantini ai margini della città vecchia, alla cucina cinese nei bar, a quell'indiana dove si può assaggiare il tradizionale curry, alla cucina internazionale. Bar, discoteche e cinema costituiscono i principali luoghi di divertimento, mentre per lo shopping ci sono centri commerciali e i mercatini per gli acquisti tradizionali. I collegamenti sono il treno verso Nairobi, con la tradizionale ferrovia costruita dagli inglesi, gli aerei che consentono lo spostamento verso l'interno e l'estero. La città vecchia è essenzialmente un labirinto senza logica, dove è necessario girare a piedi. Si possono apprezzare le singolarità architettoniche impregnate dalla cultura dei vari occupanti e le loro alternanze. In prossimità della nuova moschea e proprio dietro la Leven House (così chiamata in onore della nave che in qualche modo garantì l'indipendenza della città) c'è, per esempio, una profumeria che vende tutte le "essenze d'Arabia" più altre che provengono dal Kashmir e nel negozio si usa ancora una antica misura indiana, chiamata la tola, che era il peso di una rupia. Tante curiosità, insomma, in una vasta gamma di caratteristiche vetrine d'epoca, dove si alterano preziosi manufatti in oro ed argento, alle spezie, all'artigianato tradizionale. Molti sono gli hotel, di tutti i tipi e di tutte le categorie. Forse non il più moderno, certo uno dei più caratteristici è il Tamarin che si adagia di fianco al vecchio porto. E' in ogni modo ampia la rete ricettiva della città. Ci sono alberghi in città e nei dintorni sul mare. Oggi sono stati realizzati alcuni ponti che permettono un comodo attraversamento della città in lungo ed in largo. Mombasa è la capitale della costa e del Kenya meridionale. La sua gente, però, mantiene l'orgoglio del proprio prestigioso passato e, come spesso accade, il dualismo con Nairobi è fin troppo evidente. Durante una delle nostre interviste, un funzionario si è lasciato andare ad uno sfogo: "Il Kenya finisce a Nairobi." con tutta l'amarezza di chi avverte un imperdonabile senso di abbandono. Una dimostrazione è lo stadio di Mombasa. La struttura è fatiscente con addirittura cinque alberi di mango sulle gradinate. Non ha illuminazione per le partite notturne e quindi ospita un'attività assolutamente ridotta. Del resto la costa, quindi Mombasa, è sempre stata vissuta più come un luogo di riposo per i politici che altro. D'altro canto, non mancano le bellezze. Uno splendido campo di golf, bellissimi quartieri residenziali. E' la capitale delle contraddizioni. Diani beach è l'esempio migliore dell'originale paradiso tropicale del Kenya. Spiagge con molte palme, protette dalla barriera corallina, permettono un soggiorno quieto e tranquillo. Si possono fare escursioni subacquee. Le attrezzature alberghiere sono confortevoli e tutte dotate di una buona e gradevole cucina. Diani si trova a pochi chilometri da Mombasa. Il viaggio si fa più lungo causa il traghetto che è necessario prendere a Likoni. Comunque in poco meno di un'ora si giunge nella costa sud. Ed il piacere del paesaggio oltre alla comodità delle strutture ricompensa gli sforzi. Shelly beach, Tiwi beach sono alcune località di mare che, nei pressi di Mombasa, offrono la migliore sistemazione per i turisti. Si tratta di tre località che, dopo una lunga crisi, stanno riacquistando clientela e spazio con le loro offerte. Buoni sono anche i servizi e molte le opportunità di relax e divertimento. Il villaggio di Shimoni sorge all'estremità di una penisola non lontano dal confine con la Tanzania e le escursioni verso l'isola di Wasini e le barriere coralline del Kisite - Mpunguti Marine Nazional Park dove è possibile fare immersioni. La pesca d'altura invece è l'attrattiva del Pemba Channel. Là si possono affittare imbarcazioni (450 euro per quattro persone). Costa a nord di Mombasa: Nyali beach, Bamburi beach e Shanzu beach sono le prime tre spiagge che troviamo a nord di Mombasa. Da dicembre ad aprile le spiagge si presentano libere dalle alghe che invece le infestano in altri periodi dell'anno. A Nyali c'è il Mamba village che il più grande allevamento di coccodrilli del mondo. A Bamburi c'è un altro parco marino, il Mombasa Marine Park, ricco di molte varietà ittiche. Bamburi è anche nota perché Jomo Kenyatta (il presidente keniota morto nel 1978) trascorreva le sue "vacanze di lavoro". Shanzu beach è monopolizzata da African Safari Club (un tour operator della Svizzera tedesca) che gestisce sei strutture alberghiere di lusso sulla spiaggia. Ci sono moltissime bancarelle per lo shopping. Kilifi, che si incontra sulla strada che da Mombasa va verso il Nord, è un villaggio nato su una grande insenatura dove molti tengono il proprio yacht. Già, perché, proprio Kilifi è un porto naturale, posto com'è all'interno di una baia protetta. E' il punto d'ancoraggio per le imbarcazioni che prendono il mare in questa zona. Da visitare le rovine della Grande Moschea di Mnarani risalente al XVI secolo oltre ad altri reperti del centro che fu distrutto, dopo un lungo assedio, dalla tribù dei Galla provenienti dalla Somalia. Watamu, che sorge a circa 20 chilometri a sud di Malindi, è un'altra località che vanta splendide spiagge. A Watamu la costa si spezza in tre insenature, separate da promontori rocciosi. Con la bassa marea, le spiagge si allungano tanto da permettere lunghe passeggiate fino a raggiungere il mare. Belle e affascinanti escursioni subacquee si possono fare nel parco Marino, dove è possibile trovare molte varietà di pesci. Per raggiungere le zone protette bisogna usare le glassboat, barche con il fondo di vetro attraverso cui si può ammirare il mondo sottomarino. Si può anche praticare la pesca d'altura, rievocando le imprese e i racconti di Hemingway. C'è ancora a bella vista la pesa dove i pescatori portavano i loro trofei per certificare il valore delle loro imprese. Gedi è a circa 4 chilometri da Watamu. Si tratta di uno dei più importanti monumenti della zona. La nascita di Gedi risale al XIII secolo. Gedi, o meglio Gede, è una parola Galla che significa "preziosa". Il vero nome, invece potrebbe essere stato Kilimani che corrisponderebbe a Quelman come contrassegnato sulla carta geografica di Bertholet (1639). Nel 1927 fu riconosciuta ufficialmente come monumento nazionale. Ci sono rovine di palazzi, moschee, tombe. E durante gli scavi si sono recuperate opere in porcellana cinese ming, terrecotte persiane che fanno pensare ad un giro di scambi commerciali importanti. La città venne abbandonata tra il XVII ed il XVIII secolo. Allora, si stima, la città fosse abitata da 2500 persone in un'estensione di 18 ettari. Improvvisamente, nel 1625, la popolazione scomparve. Ancora oggi nessuno ne conosce il motivo. Qualcuno ipotizza che fu per la il timore delle incursioni della tribù di cannibali Zimba o dei Galla, oppure per una "operazione di pulizia etnica" dei portoghesi. Fatto è che non si sono mai trovati né corpi né altri segni di combattimento. Un'altra ipotesi è che sia stata la carenza d'acqua. Oggi è un'area museale. Dal 2000 è stata organizzato il percorso di visita, un'esposizione ed un piccolo bar (si accede con biglietto da 200 sh.) tra gli scavi si possono ancora apprezzare i segni di un importante insediamento: la Grande Moschea, il palazzo di giustizia, il cimitero. Tutto ciò è ormai avvolto da una rigogliosa vegetazione cresciuta tra quelle rovine, abitate quasi esclusivamente da scimmie, farfalle, piccole antilopi e così via.

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